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Il successo della Maker Faire Rome 2019
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Il successo della Maker Faire Rome 2019

Maker Faire è un evento per famiglie dedicato alle invenzioni, alla creatività e all’intraprendenza. È dedicato ai maker, ai folli, a chi pensa di poter cambiare il mondo con le loro pazze idee (e nella maggior parte dei casi davvero lo cambia). È dedicato agli smanettoni e a chi anche se è cresciuto un po’ riesce ancora a stupirsi e a meravigliarsi davanti ad un robot, un drone o una stampante 3D.

Foto di Alessio Romaniello

Sentiamo spesso parlare di futuro, ma in realtà il “futuro” alla Maker Faire è già presente, perché ci sono cose uniche e incredibili e ci proietta automaticamente avanti nel tempo.

Foto di Alessio Romaniello

“Ciò che mi preme sottolineare è l’altissimo livello qualitativo dei progetti esposti, che permettono a questa fiera di essere ormai considerata una piattaforma di incontro irrinunciabile tra scienza, accademia, grandi e piccole imprese, imprenditori e professionisti, nonché appassionati di tecnologia, famiglie e studenti”

Queste sono le parole di Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma. Ed è quello che effettivamente ho notato anch’io ma ciò che voglio sottolineare è che gran parte di questi progetti venivano dai ragazzi, dagli studenti, dalle scuole.

E quindi mi sono chiesto: Perché non parlare di questi giovani talenti? Gli studenti! È bellissimo essere studenti, non pensate? Quando ero alle superiori (quasi tre anni fa) mi davo tanto da fare e fiere come la Maker Faire mi lasciavano acceso il sogno di innovare e di inventare qualcosa di nuovo anche quando tutto sembra già fatto.

Se ci siete stati almeno una volta sapete di cosa parlo. Tra le tante novità di quest’anno mi ha particolarmente colpito l’idea dei ragazzi dell’Istituto Superiore Statale “Pitagora” di Pozzuoli che si sono concentrati sul tema della disabilità visiva e hanno risolto un grosso problema.

Le difficoltà che affronta un non vedente sono innumerevoli e la soluzione proposta dai ragazzi del Team NextNao si occupa della lettura attraverso il codice Braille.

“Tutto parte da Nao” così Gennaro Volpe (uno dei giovani del Pitagora) ha iniziato a raccontarmi la creazione esposta in fiera dal suo team, formato dai suoi amici di scuola: Mario Menniti, Mattia Ortosecco e Mattia Aloi, persone un tempo sconosciute che adesso sono un vero e proprio gruppo che insieme ai loro insegnanti: Paolo Borrelli, Angelo Barone e Vittoria Carinci hanno dimostrato che possono fare grandi cose.

Come anticipavo, tutto parte da Nao, un simpaticissimo robot capace di trasformarsi in un “traduttore” che permette di accorciare le distanze tra le persone meno fortunate (costrette a dotarsi di ausili per la lettura) e le persone che gli sono accanto.

Insieme a Nao si presenta in forma prototipale la Next Braille Machine 2.0, lo strumento realizzato da zero dai ragazzi del team, con lo scopo di costruire dinamicamente il codice Braille. La Next Braille Machine riceve il testo da tradurre attraverso Nao e lo trasforma in codice Braille.

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A rendere funzionante il tutto c’è un protagonista ormai famoso all’interno della Maker Faire: sto parlando di Arduino! La piattaforma hardware programmabile realizzata da Massimo Banzi nel 2003, utilizzata dai ragazzi del Team NextNao per sollevare la sequenza corretta di pin per formare il carattere Braille tattile e accendere contemporaneamente dei led luminosi opportunamente posizionati per replicare il testo in braille luminoso utile per chi assiste il non vedente. In questo modo chi è accanto riesce maggiormente a seguire ed interagire con la lettura del proprio caro.

Al “non vedente” si offre dunque un’esperienza di lettura unica, mentre a coloro che assistono viene offerta sia la possibilità di seguire passo-passo sia la possibilità di mettere alla prova il proprio Braille attraverso un mini-gioco tramite tastierino: Nao dirà un testo e noi dovremmo scriverlo in Braille utilizzando gli appositi tasti.

Io ci ho provato cercando di sfidare uno dei ragazzi del Team e ammetto di aver fatto una pessima figura, in quanto non conosco affatto il Braille ma loro grazie alle loro passioni hanno imparato a “leggerlo” perfettamente a differenza mia che non lo conosco affatto.

I ragazzi del Pitagora e Maker Faire sono la prova concreta che bisogna sempre “spingersi oltre” perché non è vero che esiste già tutto, si può sempre innovare, creare e stupire, bisogna semplicemente osare perché solo chi osa se vuole impara anche a volare.

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